Il Liceo “L. Ariosto” al Festival Internazionale 2020

Il Festival di Internazionale a Ferrara, nonostante le difficoltà dovute alle ultime restrizioni previste dal Governo, con tenacia ha organizzato anche il previsto appuntamento di novembre 2020. L’incontro è stato realizzato sabato 21 online attraverso la diretta su facebook.com/Internazionale. E a seguire l’evento non potevano mancare i blogger del Liceo Ariosto che documenteranno per tutto l’anno il programma di Internazionale sul Bookblog del Salone del libro di Torino (http://bookblog.salonelibro.it/).

Un vaccino per tutti: questo il titolo dello speciale su covid-19 con la partecipazione di importanti esperti. Nathalie Ernoult di Medici Senza Frontiere, Donato Greco, medico epidemiologo, Nicola Magrini, Aifa e Michel Thieren, Oms hanno infatti dialogato sull’accesso universale alle cure e al vaccino che non è solo una questione di giustizia, ma anche di salute pubblica.

Le ragazze del Liceo, oltre a seguire il dibattito, hanno anche approfondito il tema del valore della cultura che continua a essere trasmesso attraverso manifestazioni come il Salone del libro, il Festival della letteratura di Mantova e lo stesso festival Internazionale.

Comunicazione, informazione, cittadinanza attiva risultano sempre più difficoltosi nel tempo che stiamo vivendo, ma proprio per questo vanno difesi con più forza ed energia. Come si propongono di fare le nostre blogger.

Qui di seguito gli articoli redatti dalle nostre studentesse:

LA CULTURA COME VIRGILIO: CI PORTERÀ A RIVEDER LE STELLE

Internazionale è un evento culturale di grandissima importanza per i cittadini ferraresi e per i numerosi spettatori provenienti da ogni parte d’Italia che tutti gli anni arrivano nella città estense per seguire gli incontri che vi si svolgono. E’ proprio per questa ragione che in un anno così particolare non poteva mancare un festival che affonda le sue radici nella vitalità suscitata da cultura e condivisione del sapere.

Questa manifestazione, di solito della durata di tre giornate, per motivi sanitari dovuti alla pandemia, tutt’ora in corso, si svolgerà nell’arco di sette mesi nei quali una o due giornate al mese verranno dedicate agli incontri. La loro distribuzione diventa fondamentale in un momento così critico poiché permette di limitare il numero di persone che affluiscono in città ad ogni evento, ma allo stesso tempo di portare comunque avanti un progetto d’importanza storica per tutti gli italiani. Anche altri eventi come il Salone del libro di Torino e Festival Letteratura di Mantova, nonostante l’anno particolare, hanno voluto mantenere la loro continuità proprio in nome della cultura.

Un notevole vantaggio della digitalizzazione sta nel poter prendere parte a molti più eventi a cui si sarebbe potuto assistere in un’edizione “normale” in presenza sia per motivi legati alle tempistiche, sia per le difficoltà dovute allo spostamento da una città all’altra. Si spera infatti che in futuro questo due modalità “non si autodistruggano”, ma anzi “possano integrarsi”, come ha auspicato a SalTo Extra Federico Taddia durante un’intervista rilasciate alle ragazze del Bookblog. Inoltre, in base alla loro organizzazione, i diversi incontri possono comunicare a chi li frequenta sensazioni differenti. Nel caso in cui gli eventi vengano concentrati nell’arco di poche giornate si potrà vivere una totale “full immersion” dalla quale si uscirà del tutto ristorati, mentre una cadenza mensile permette di vivere gli eventi con la consapevolezza che ogni mese ci saranno una o due giornate in cui avere momenti di vero e proprio respiro. Diventa così una sorta di obiettivo a cui si ambisce, come se ogni quattro settimane ci venisse fornito un premio per non aver mai mollato per il resto del tempo. 

Ma perché questo festival e in generale tutti i progetti che permettono la condivisione del sapere sono così importanti in un periodo storico come quello che stiamo vivendo? C’è un motivo se gli organizzatori di numerosi eventi che diffondono la cultura in Italia hanno voluto comunque continuare  senza fermarsi davanti a nulla. Questi appuntamenti procurano un momento di socialità, di condivisione e di riflessione, elementi che, in un qualche modo, possono colmare l’infinito senso di vuoto e di estrema preoccupazione che avvolge ognuno di noi, o per lo meno buona parte, in questo periodo. Nella cultura possiamo trovare un rifugio, un nuovo mondo che ci permette di estraniarci momentaneamente dalla cruda realtà. Uscendo da questo mondo di parole e riflessioni ci sentiremo in parte più consapevoli perché abbiamo potuto apprendere e confrontarci con nuove conoscenze. Come se questa sorta di viaggio nella cultura servisse a rimetterci sulla retta via e a purificarci, esattamente come succede a Dante nel suo percorso all’interno de La Divina Commedia

Ciò che abbiamo imparato nel corso della nostra avventura nel “mondo del sapere”  getterà le basi che utilizzeremo per avere una nostra e personale cognizione della realtà che ci circonda. Avremo quindi gli strumenti per affrontare ciò che ci troveremo davanti. Ma tutto questo ci può essere insegnato se sappiamo cogliere gli spunti e gli stimoli dei vari appuntamenti culturali nella loro profonda e vera essenza. Questi valori vengono trasmessi anche dalla scuola e da tutti i docenti che, nonostante le infinite difficoltà, continuano a impegnarsi fino in fondo per compiere il loro dovere: istruirci e donarci preziose lezioni di vita che ci torneranno utili nei momenti più difficili.

Per questo motivo vorremmo ringraziare tutti coloro che in questa situazione difficile non mollano e anzi fanno di tutto pur di risolverla. Quindi grazie a chi ha permesso la realizzazione di festival che, come Internazionale, tengono salde le radici dell’Italia, alle scuole e agli insegnanti, che non smettono mai di battersi per garantire l’educazione della futura generazione.

Bonora Sara, Di Foggia Lucia, Flori Chiara, Liceo Ariosto Ferrara

UN VACCINO POLITICO E SOCIALE

La Medicina è una politica sociale: era questo l‘argomento cardine del secondo evento del famoso Festival Internazionale di Ferrara trasmesso sabato 21 Novembre, in live su Facebook. Nonostante alcuni problemi tecnici persistenti, abbiamo avuto modo di assistere a diversi interventi sull’attuale situazione mondiale da parte di studiosi come: Nathalie Ernoult (Medici Senza Frontiere), Donato Greco (Medico Epidemiologo), Michel Thieren (OMS) e Nicola Magrini (AIFA). L’incontro, guidato dalla presentatrice Annalisa Camilli, ha espresso argomentazioni e punti di vista diversi sulla pandemia in corso da ormai un anno.

La distribuzione dei vaccini, secondo Nathalie Ernoult, non sarà equa: verranno forniti con priorità ai paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo saranno in secondo piano a causa della proprietà intellettuale e della non trasparenza degli Stati (il tema viene ulteriormente  approfondito nell’articolo La scienza è democratica?); il Canada infatti ha già comprato una quantità di prodotti per l’immunoprofilassi cinque volte superiore a quella necessaria e questo è solo uno dei molteplici esempi proposti dagli ospiti. Nicola Magrini, in accordo con l’argomento di Ernoult, ha ribadito che, anche secondo il suo punto di vista, ci sarebbe bisogno di più trasparenza da parte di tutti gli Stati e ha aggiunto che i trial clinici hanno standard ottimali e che è proprio perchè vogliono studiare un vaccino ad hoc che stanno impiegando più tempo del previsto e che nessuno dovrebbe dubitare dell’elevata capacità preventiva che i vaccini hanno. 

Michel Thieren ha controbattuto che la situazione più vicina ad una garanzia per l’accesso universale ai vaccini è il progetto “COVAX” e che non si può pretendere più di questo programma poichè, all’interno della sanità pubblica, rimarranno sempre interessi politici ed economici. 

La restante parte dell’incontro si è concentrata sulle differenze sostanziali tra il virus a marzo 2019 e il virus di adesso: secondo Donato Greco il Governo è più preparato e la popolazione conosce il virus , quindi sono state assunte misure di contenimento più efficaci che hanno contribuito all’abbassamento della letalità del virus.

In seguito alla domanda specifica, gli ospiti hanno discusso sui diversi metodi di prevenzione della malattia quali i vaccini a RNA e gli anticorpi monoclonali. Nicola Magrini ha spiegato che i vaccini a RNA sono molto funzionali: essi attivano un sistema di auto difesa nel quale l’RNA contenuto nel vaccino si integra con il nostro DNA e, successivamente con la riproduzione delle cellule, si duplica anche la parte di DNA che ci difende dalla famiglia Coronavirus.

Alla fine dell’incontro gli esperti ci hanno lasciato con una perla positiva auspicando un futuro upgrade  dei vaccini per l’inizio della primavera, così da poter cominciare a somministrarli alla popolazione mondiale.

Michelle Anago e Agnese Davi, Liceo Ariosto di Ferrara

LA SCIENZA È DEMOCRATICA?

Durante l’incontro di Internazionale Ferara Un vaccino per tutti, che ha visto la partecipazione di importanti esponenti della comunità scientifica, Nathalie Ernoult, rappresentante di Medici Senza Frontiere, ha messo in luce la necessità che le cure ed i vaccini volti a fronteggiare il Covid-19 siano disponibili a livello mondiale.

Questa pandemia ha reso evidente l’approccio sovranista delle grandi potenze economiche, che hanno utilizzato una strategia nazionalista e di interesse personale, dimostrando mancanza di solidarietà verso i Paesi a basso reddito. Dopo la notizia che  varie case farmaceutiche, tra cui la Pzifer e Moderna, si stanno avvicinando alla realizzazione di cure contro il Covid-19, si è assistito a una vera e propria corsa ai vaccini; infatti sono stati presi accordi bilaterali tramite cui i Paesi più abbienti sono riusciti ad accaparrarsi ingenti dosi, talvolta spropositate, come accaduto in Canada, che ha acquistato cinque volte le dosi necessarie a vaccinare l’intera popolazione.

Proprio per questo motivo Medici Senza Frontiere ha proposto di sospendere la proprietà intellettuale in modo tale da non far depositare brevetti o altre misure limitative su farmaci, test e vaccini utili a contrastare la pandemia di Covid-19, per permettere il raggiungimento di un’immunità a livello globale. Dunque, è necessario che vengano meno i condizionamenti e le logiche di profitto che da sempre hanno caratterizzato le aziende farmaceutiche, mettendo il guadagno in secondo piano rispetto alle vite umane e alla crisi sanitaria in corso. Questa proposta è stata avanzata dall’India e dal Sudafrica all’Organizzazione Mondiale del Commercio, ma ha creato la contrapposizione di molti Paesi ricchi come USA, Regno Unito, Canada, Giappone. Al contrario  queste potenze mondiali dovrebbero far cadere le barriere imposte da brevetti e altre misure di proprietà intellettuale per favorire la risoluzione di un problema globale e permettere alla scienza di agire in maniera unita e coesa verso il raggiungimento di uno scopo comune, indipendentemente dagli interessi nazionali.

Pertanto, si sta assistendo a una mancanza di trasparenza e condivisione di dati e ricerche che, invece, sono più che mai necessari per combattere l’emergenza che stiamo vivendo.

Vittoria Alvisi e Beatrice Cestari, Liceo Ariosto Ferrara

STORIA DI UN FIGLIO: ENAIAT AKBARI TORNA A RACCONTARSI

Immaginate di essere un ragazzino di 14 anni costretto ad abbandonare il proprio paese e la propria famiglia per tentare di sfuggire alla guerra. Immaginate di attraversare l’Europa con i pochi mezzi che un giovane profugo può procurarsi. Immaginate di arrivare in Italia e “crescere” dentro una comunità. Immaginate di non parlare con vostra madre per otto anni…

Ebbene questa è la storia di Enaiatollah Akbari, del suo viaggio alla ricerca di un futuro che l’Afghanistan gli ha sempre negato, e che Fabio Geda aveva raccontato nel romanzo Nel mare ci sono i coccodrilli. A dieci anni di distanza eccoli di nuovo insieme al Teatro Comunale di Ferrara per presentare il loro nuovo libro Storia di un figlio. Andata e ritorno, in cui il giovane afghano torna a raccontarsi, a parlare della sua epopea alla “moderno Ulisse” in una chiave nuova, più matura e lucida.

In un’intervista guidata dalla giornalista Annalisa Camilli, i due raccontano la genesi di questo nuovo romanzo, nato dall’esigenza di Enaiat di riraccontare la sua storia, che è la storia di molti, fatta di paura, incertezza, privazione d’identità, ma anche di gioia, amore e ricongiungimenti. È proprio con questa gioia e leggerezza che il ragazzo parla del dolore della lontananza dalla propria famiglia, della fatica di sopravvivere anche quando non si è più nessuno, rendendo tutto più digeribile e percepibile.

Riflettendo poi sul tema della migrazione e dell’integrazione, Geda parla di un “razzismo strutturale”, di una violenza indiretta perpetrata attraverso la burocrazia e i luoghi comuni, sottolineando la necessità di un cambiamento che deve partire dal basso. Lo scrittore infatti sostiene che la pluralità e la diversità sono la ricchezza dell’umanità, esortando ad allontanarsi dagli stereotipi uscendo dalla propria bolla ed entrando in contatto con le storie e le realtà di chi è altro da noi.

Desiree Bindini, ex studentessa del Liceo Ariosto

IL VIRUS DELLE DISUGUAGLIANZE: COSTRUIRE UN AEREO MENTRE VOLA

Reagire alla pandemia da Coronavirus è stato “come costruire un aereo mentre vola”. E’ stato necessario ripensare completamente la nostra quotidianità mentre l’emergenza sanitaria metteva in ginocchio il mondo. E’ risaputo che le pandemie moderne accentuino le disuguaglianze socioeconomiche, a discapito dei più “vulnerabili”. A partire da questo presupposto si sviluppa l’incontro Il virus delle disuguaglianze tenutosi domenica 4 ottobre 2020 al Teatro Comunale di Ferrara. Queste diseguaglianze, contrariamente a quanto si può pensare, non sono frutto di meccanismi necessari e incontrollabili, ma di scelte politiche mirate.

Giovani, donne e lavoratori precari sono il fulcro del dibattito tra Fabrizio Barca (economista e statista), Marisa Parmigiani (direttrice della fondazione Unipolis), Paola Vacchina (esperta di formazione ed educazione), e Alessia Mosca (accademica), moderato dalla giornalista Roberta Carlini.

In un Paese in cui 10 milioni di adulti non riescono a provvedere al proprio sostentamento per più di poche settimane in assenza di un introito, la paralisi provocata dalla pandemia ha senza dubbio effetti disastrosi. Si tratta prevalentemente dei “lavoratori di serie B”, che svolgono professioni ritenute marginali ma che durante l’emergenza abbiamo scoperto avere un’importanza sistemica per il funzionamento della nostra società.

Analogamente, il tasso di disoccupazione giovanile nel nostro Paese è salito dal 26,8% di agosto 2019 al 32,1% di agosto 2020, sottolineando sempre di più quanto l’Italia non sia “amica dei giovani”. Infatti, diversamente dai giovani nel resto d’Europa, gli italiani hanno più difficoltà a trovare lavoro, a prescindere dalla formazione e dal livello di istruzione.

Un altro aspetto che non sorprende è come la pandemia abbia penalizzato le lavoratrici. Le donne sono state vittime di più licenziamenti rispetto agli uomini, mentre chi ha lavorato a distanza ha dovuto conciliare carriera e famiglia.

Per colmare il divario della disuguaglianza, i relatori hanno sottolineato l’importanza fondamentale dell’educazione e della cultura, mettendo l’accento sulla necessità di aumentare l’accesso al sapere. Solo così facendo si può superare la povertà educativa e reinventare la cultura nell’ottica di un continuo processo innovativo. Perché la flessibilità sarà la chiave che ci permetterà di uscire da questa paralisi economica, sociale e culturale.

Desiree Bindini, Maria Guandalini, Martina Piscitelli, ex studentesse del Liceo Ariosto

PICTURE A SCIENTIST. LA DISPARITÀ DI GENERE NEL MONDO DELLA SCIENZA

Immaginate unə scienziatə [1]. E’ da questo presupposto che parte il documentario Picture a scientist, proiettato alla Sala Boldini sabato 3 ottobre durante il primo weekend di Internazionale a Ferrara 2020. Immaginate unə scienziatə e molto probabilmente sarà uomo. E nel 70% dei casi avrete ragione. Ancora oggi, la disparità di genere nel mondo della scienza è un dato di fatto che fa parlare di sé. Ci stiamo occupando di luoghi in cui le donne hanno meno possibilità di laurearsi, di portare a termine un dottorato di ricerca, di trovare un tutoraggio o di ottenere un lavoro, e in cui il 50% delle donne afferma di essere stata vittima di molestie sessuali. E’ fondamentale sottolineare che, tra queste molestie, la coercizione, la violenza e le attenzioni sessuali indesiderate sono solo la punta dell’iceberg. Al di sotto del livello di ciò che è – quasi sempre – socialmente condannato, ci sono i piccoli gesti, le parole di scherno, l’esclusione, l’umiliazione. C’è la fatica a ottenere riconoscimento per il lavoro svolto, la messa in discussione del proprio valore, la disuguaglianza in trattamento rispetto ai colleghi uomini.

Di questo mondo che conoscono bene hanno raccontato tre scienziate statunitensi nel documentario diretto da Sharon Shattack e Ian Cheney. Nancy Hopkins è una biologa molecolare e professoressa al Massachussets Institute of Technology, specializzata nello studio della predisposizione al cancro nel Danio zebrato. Jane Willenbring, geomorfologa, lavora come professoressa di geologia allo Scripps Institute of Oceanography e dirige lo Scripps Cosmogenic Isotope Laboratory, dove esamina gli effetti del cambiamento climatico sul territorio. Raychelle Burks insegna chimica analitica alla St Edward’s University ad Austin, in Texas, e si occupa della realizzazione di tamponi a basso costo per il rilevamento di sostanza chimiche come gli esplosivi o le droghe. Ma non solo. Perché ognuna di queste donne, ognuna di queste scienziate, ha un ruolo fondamentale nel percorso verso la presa di consapevolezza e la risoluzione delle diseguaglianze nel mondo della scienza. Hopkins, vittima di molestie da parte di colleghi del suo mentore da dottoranda, è la principale autrice del rapporto del 1999 riguardo alla condizione delle docenti donne al MIT, che ha scatenato una discussione nazionale in merito alle disparità di genere. Willenbring, che ha lavorato al suo dottorato in Antartide in una situazione di vero e proprio bullismo da parte del suo tutore, ha trovato il coraggio nel 2016 di denunciare le sue azioni in una lettera che riportava le testimonianze di molte altre donne vittime del professore e che, nel 2019, ha portato al licenziamento del geologo dall’Università di Boston. Burks, scienziata nera che nella vita ha trovato molti più ostacoli che agevolazioni, venendo scambiata per una custode e vedendo la sua professionalità sempre messa in dubbio dai colleghi, è oggi una nota divulgatrice scientifica e autrice di podcast mirati al coinvolgimento delle giovani donne nel mondo della scienza.

Il pregiudizio che lega le donne più alla casa che al lavoro, all’impreparazione più che alla professionalità è radicata nella nostra formazione culturale e la strada per superarla è ancora lunga. Ma non impossibile. La diseguaglianza di genere non è un problema solo delle donne, è un problema della comunità intera. Perché solo quando ci immagineremo unə scienziatə nello stesso modo in cui immaginiamo unə maestrə, unə presidente o unə premio Nobel saremo tuttə davvero empowered, emancipatə, liberə.

Martina Piscitelli, ex studentessa del Liceo Ariosto

[1] La schwa (ə) è un suono vocalico neutro che non esiste nell’alfabeto italiano e si traduce con un simbolo grafico utilizzato soprattutto in ambito social per rendere inclusivo il linguaggio e definire un gruppo vario di persone.

Banchetto virtuale “Parole tossiche: violenza e sessismo nella lingua”

Giornata mondiale contro la violenza sulle donne / 25 Novembre 2020

Gentili amiche e amici,

proponiamo un banchetto virtuale dedicato alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne (25 novembre 2020) che raccoglie una selezione di titoli di saggistica per approfondire il tema di come la lingua possa veicolare prevaricazioni, sessismo e violenza di genere. Alcuni testi sono reperibili in versione cartacea presso la nostra Biblioteca. I titoli contrassegnati da asterisco (*) sono disponibili presso altre biblioteche del Polo UFE. Altre opere possono essere scaricate in formato ebook. Altre ancora abbiamo ritenuto opportuno segnalarle sebbene non ancora disponibili nelle Biblioteche.

Buone letture!

LEGGERE LIB(E)RI

Anche quest’anno in nostro Liceo partecipa al progetto @ioleggoperché2020!

La V B, secondo anno del liceo classico “L. Ariosto” di Ferrara, è composta da 24 studenti veramente appassionati di lettura.
Per creare un percorso significativo per questo contest, siamo naturalmente partiti dai libri che hanno segnato la formazione di ciascuno di loro, riflettendo su come il messaggio legato alla vicenda ne abbia cambiato la vita. Sono volumi letti senza alcuna costrizione, senza un obiettivo scolastico ma per il gusto di immergersi nel fluire narrativo e in un mondo “altro”. Perché, quindi, non provare a diffondere quelle “esperienze” che sono state così importanti per la loro formazione, di lettori e non solo, e condividerne la passione?
I ragazzi, quindi, hanno deciso di proporre a tutti coloro che ne fossero interessati le proprie storie del cuore, quelle che ogni tanto riprendono in mano, per i quali esiste un prima ed un dopo. Sono emersi tanti differenti interessi che, tuttavia, mantengono delle caratteristiche comuni: i valori di fondo – l’amore per la libertà, per l’ambiente; l’amicizia; la fantasia ed il viaggio, dentro e fuori noi stessi – e l’aspirazione ad un mondo migliore, fatto di parole, di creazioni immaginarie ma supportato dall’ambizione di rendere quei sogni prima o poi realtà.
Sulla pagina Facebook creata a questo scopo, pubblicheremo a partire dal 17 novembre per ventiquattro giorni, altrettante recensioni di queste storie scelte dai ragazzi per i ragazzi, ma anche per gli adulti che talvolta dimenticano di sognare.
Sarà pubblicato anche un video, nel quale saranno raccolte le citazioni più significative da questi volumi, perché la forza della parola non si accenda solo nella mente del lettore, ma viva negli occhi di chiunque la accosti ad un suono o ad una immagine. L’attività si svolgerà presso la Libreria Libraccio di Ferrara.

Ecco il link dell’evento FB:

https://www.facebook.com/events/818328995626533

Recensione n.1

Ecco la prima recensione. Non si poteva cominciare meglio la nostra proposta: si tratta di un romanzo che mette in evidenza l’importanza della lettura che rende davvero liberi.

Ray Bradbury, Fahrenheit 451

L’oscuro spiraglio di un mondo senza libri. Basta il titolo: 451 gradi Fahrenheit è la temperatura a cui la carta brucia. Ci caliamo nella cupa atmosfera di Fahrenheit 451, quella di un mondo non lontano dal nostro in cui leggere è vietato e in cui i pompieri non hanno più il compito di spegnere gli incendi, ma di appiccarli per bruciare i libri. Il romanzo, scritto dal visionario Ray Bradbury, ci racconta la storia di un vigile del fuoco di nome Guy Montang che un giorno, dopo aver visto una signora bruciare viva piuttosto che lasciare i suoi libri, si domanda il motivo per cui taluni siano così affezionati a dei pezzi di carta e perciò ne salva uno dalle fiamme invece di bruciarlo, decidendo poi di leggerlo. Da quel momento la sua visione del mondo cambia drasticamente e continua a salvare pagine in un susseguirsi di vicende surreali che lo porteranno a rinascere dalle ceneri. Fahrenheit 451 è un testo che ci mette in guardia da una società che non sente più il bisogno di leggere e considera i libri solo menzogne perché, dopotutto, non sono altro che narrazioni di persone mai esistite e di fatti mai accaduti. L’autore ci invita a riflettere sul valore effettivo dei libri e sul fatto che se li perdiamo, perdiamo gran parte di quello che ci rende uomini. I romanzi, infatti, ci permettono di entrare nella mente altrui e di vedere il mondo con gli occhi dell’altro. Ray Bradbury dimostra come gli uomini inizino con il mettere al rogo i volumi di carta stampata e finiscano con il mettere al rogo i propri simili. È un capolavoro universale: l’autore vede i contemporanei passare sempre più tempo davanti alla neonata televisione e sempre meno tra le pagine di un testo; ancora oggi, nell’era di internet, ci affascina lasciandoci l’amaro in bocca e facendoci riflettere sul vero valore di oggetti, i libri, che possiedono il grande pregio di rendere liberi i propri lettori.

A. B.

Recensione n. 2

Continuiamo sulla linea di ieri: la cultura è alla base del libero pensiero e i libri aiutano gli uomini a sviluppare quello spirito critico che non li può rendere servi.

George Orwell, 1984.

Quando la cultura diventa la vera forza. 1984 si svolge durante un’era dove il mondo è governato da tre superpotenze: Oceania, Eurasia ed Estasia. Winston vive nell’Oceania e l’incarico che gli è stato assegnato è quello di censurare i libri e i giornali secondo i principi del Socing, un’ideologia dominante a cui tutti devono sottostare. Il fondatore di questo stato è il Grande Fratello, una figura misteriosa che nessuno ha mai visto al di fuori di uno schermo. Ma Winston stesso, insieme all’amica Julia, lotteranno per conservare quel poco di umanità che è rimasta nel loro mondo cercando di reintrodurre il libero pensiero. George Orwelll narra di un futuro molto realistico quanto distopico. Il racconto ad una prima lettura potrebbe essere considerato come il sogno di un folle, ma, andando avanti nelle vicende, si scopre che non vi è nessuna pazzia, ma solo una proiezione narrativa che rispecchia molto degli eventi passati e di quelli contemporanei. Si può definire Orwell come un veggente, che ha tratto ispirazione dagli errori già commessi e da questi ha ricavato un insegnamento che vuole comunicare perché la storia non si ripeta. Nel romanzo si può vedere come l’autore sottolinei le atrocità commesse dal partito tramite Winston (che rappresenta, invece, lo spirito di ribellione, la speranza di un riscatto) raccontandole con un tono di sottomissione iniziale che si trasformerà in un impeto di rivolta in nome di una libertà negata. Lo slogan del partito è “L’ignoranza è forza”. Winston dimostrerà che la cultura, proprio il coltivare se stessi attraverso la conoscenza, la possibilità di una scelta senza condizionamenti sono la vera libertà, sono la vera potenza dell’essere uomini.

D.B.

Recensione n. 3

Oggi la proposta è quella di un classico della letteratura: un libro per viaggiare “comodamente seduti nella propria abitazione”.

Jules Verne, Il giro del mondo in 80 giorni

UN CLASSICO… MA SEMPRE CONTEMPORANEO. Il giro del mondo in 80 giorni: chi non ha mai sentito questo titolo? Un grande classico, e come tale, tutti lo conoscono, ma pochi l’hanno letto dall’inizio alla fine. Si dà per scontato il fatto che i libri “vecchi” siano tutti lunghi, noiosi, pesanti e scritti con un linguaggio illeggibile. D’altra parte, lo pensavo anch’io. Mi hanno proposto questa lettura per l’estate di due anni fa e svogliatamente l’ ho iniziata. Alla fine del primo capitolo mi sono detto: “Mai giudicare un libro dalla copertina!” Così ho cominciato a divorare più pagine al giorno, e quando l’ho finito, ne ho sentito la mancanza.Mi è bastato solo qualche passaggio per cancellare ogni pregiudizio.In questo libro c’è di tutto: momenti in cui succedono fatti inaspettati, curiosità su abitudini e riti di altri popoli, colpi di scena emozionanti, una storia d’amore. Ovviamente, come in tutti i libri di quell’epoca – siamo alla fine dell’Ottocento – ci sono anche momenti più lenti con dialoghi, monologhi, pensieri e dettagliate descrizioni di luoghi, ma il tutto non è mai narrato in modo noioso. Davvero si può viaggiare per tutto il mondo rimanendo seduti nella propria abitazione; si può capire la società vittoriana della fine dell’800 utilizzando il testo come una macchina del tempo.Si tratta di una storia, un taglio narrativo, uno stile di scrittura sempre ritenuti moderni, sia da chi lo legge oggi, sia da chi l’ha letto nel 1873.Forse non tutti lo avranno gustato dall’inizio alla fine, ma se tutti ne conoscono almeno il titolo, un motivo ci sarà…

S.C.

Recensione n. 4

Rimaniamo sul tema del viaggio questa volta interiore, tra la giovinezza e la vita adulta. Un romanzo di formazione contemporaneo che tocca con toni delicati un problema storico del nostro paese.

Carmine Abate, Il bacio del pane

Un rito di iniziazione tra la giovinezza e la vita adulta. Il bacio del pane, che si riferisce ad un gesto pieno di significati e di storia, è il titolo di un romanzo semplice ma intenso di Carmine Abate.L’autore oltre a dare un’approfondita e suggestiva descrizione del territorio – questo romanzo è ambientato a Spillace, in Calabria – racconta la nascita di una storia d’amore estiva che s’intreccia con la cruda realtà della mafia.Spillace è un tranquillo paesino di mare che ogni estate si riempie di turisti abituali. Francì, il protagonista, va spesso con la compagnia al Giglietto, un luogo poco lontano dal paese, dove vi è una cascata, circondata da una natura viva e da ruderi abbandonati che trasmettono un senso di tranquillità, pace ed estasi.Durante una di queste scampagnate, in compagnia di Marta, un’amica sempre più intima, avviene l’incontro con uno strano e pericoloso personaggio: Lorenzo, un uomo che sembra braccato, che scappa e cerca di nascondersi.I due giovani non si intimoriscono ma gli vanno incontro; incuriositi, chiedono il motivo della sua situazione.L’uomo si apre ed inizia a parlare della sua continua fuga per evitare spiacevoli conseguenze causate dalla mafia. Quando Marta gli porta un pezzo di pane appena sfornato dalla mamma di Francì, Lorenzo lo bacerà.Questo è il momento più significativo del libro che gli ha dato anche il titolo. Il lavoro della terra, la sacralità del pane, la vita quotidiana e purtroppo anche i rituali della mafia vengono riassunti in questo semplice gesto.“Quel giorno aveva imparato che si può essere cacciati di casa per troppo amore. E la partenza di qualsiasi partenza per forza, è una ferita che brucia a lungo o per sempre, anche se non si vede.”Una frase questa, che rimane impressa e riporta alle partenze ieri come oggi, necessarie per la tranquillità personale e dei propri cari; lo sa bene Lorenzo per il quale diventano cicatrici; lo sanno allo stesso modo i profughi, costretti ad abbandonare la loro terra alla ricerca di una vita migliore.L’estate finisce, i ragazzi ritornano alle loro case, la scuola sta per iniziare.Marta e Francesco innamorati si ricorderanno per sempre del ”bacio del pane”.

M.C.C.

Recensione n. 5

Un libro che ci offre il punto di vista della natura selvaggia che guarda l’uomo. Non sempre quello che vede è giusto – violenza, sopruso, opportunismo – ma la sua forza sta nella speranza di poter trovare un nuovo equilibrio nonostante tutto.

Jack London, Zanna Bianca

Un rapporto di amicizia oltre il tempo e lo spazio: Zanna Bianca alla riconquista della fiducia nell’essere umano. “Zanna Bianca” è un celebre romanzo scritto da Jack London nel 1906. È ambientato nelle gelide foreste dello Yukon e racconta la storia di un cane lupo nato da due capi branchi, che impara fin da subito a combattere ogni giorno con il freddo, la fame e la lotta per la sopravvivenza.La storia cambia quando insieme alla madre Kicke viene catturato da un gruppo di indiani che, dopo averlo separato dal suo affetto più grande, lo addestrano a diventare un cane da slitta. Disprezzato dagli altri suoi simili dell’accampamento, il protagonista cresce selvaggio e solitario. Nella sua vita sarà catturato più e più volte da uomini senza scrupoli che, viste le sue doti da combattente, cercheranno di farlo diventare un perfetto esemplare destinato alla lotta in un mondo violento e competitivo che però non gli apparterrà mai. Questo libro mi è piaciuto davvero molto, perché racconta una vicenda avventurosa e avvincente, alternando continuamente passi dolorosi a momenti di grande tenerezza. Mi ha davvero colpito il fatto che questo cane lupo, dopo aver passato una vita a combattere per la sopravvivenza, riesca comunque a riscoprire il suo lato dolce e a ritrovare una fiducia nell’uomo, che sembrava non potesse essere più riconquistata.

F.C.

Recensione n. 6

Questo libro ci insegna come i pregiudizi siano un freno alla vera conoscenza e un limite per tutti. Gentilezza, accoglienza, comprensione e umanità: questi sono i valori che dovrebbero regolare i comportamenti tra i bambini così come tra gli adulti.

R. J. Palacio, Wonder

La meraviglia è negli occhi di chi osserva: Wonder e il coraggio di essere diversi. Il protagonista di questo libro è un bambino di 11 anni. Il suo nome è August Pullman, ma viene chiamato da tutti Auggie. È come gli altri della sua età: gli piace Star Wars, giocare ai videogiochi e stare con la sua famiglia. Il suo aspetto, però, è del tutto insolito. Auggie è infatti nato con una terribile malformazione facciale. Sin dalla nascita ha subito un grande numero di interventi chirurgici, con cui è riuscito a migliorare il suo aspetto, a sentire i rumori che lo circondano, e che gli hanno permesso di svolgere attività di estrema importanza, come mangiare e bere. La sua condizione fisica ha indotto la famiglia a proteggerlo per i primi anni della sua vita. La mamma gli ha fatto da maestra, insegnandogli a leggere e scrivere. Ora, però, è giunto un momento importante, che comporterà un punto di svolta per la sua vita: dovrà, andare a scuola, conoscere nuovi bambini, insegnanti e adattarsi a un nuovo ambiente. Nonostante i genitori siano ansiosi e spaventati, Auggie decide comunque di iniziare questa nuova esperienza.Un giorno viene invitato dal preside della sua scuola a fare una visita ai locali prima dell’inizio delle vere e proprie lezioni. I primi giorni saranno per lui difficili: infatti, incontrerà altri suoi coetanei, che lo metteranno alla prova per il suo aspetto. Dovrà affrontare situazioni di disagio, prese in giro e persino bambini che, non appena incrociano il suo sguardo, si voltano di scatto per lo spavento o, semplicemente, perché pensano che non sia normale e che, quindi, sia meglio non parlare con lui.Questo libro racchiude una storia profonda e affascinante, capace di trasmettere al lettore molti insegnamenti sulla vita. “Wonder”, che significa “meraviglioso”, è un titolo particolarmente adatto a questa storia, perché riassume in una parola il senso di tutto il percorso affrontato dal protagonista. Auggie è un bambino forte e coraggioso, che, nonostante le prime difficoltà, non si è lasciato abbattere e ha proseguito senza fermarsi di fronte ai pregiudizi.Wonder insegna ad andare oltre l’apparenza, per scoprire, come nel caso di Auggie, il carattere di un bambino straordinario. E, inoltre, mostra come sia necessario trovare la forza e il coraggio di proseguire a camminare nonostante talvolta la strada possa presentarsi difficile da percorrere.

B. D. A

Recensione n. 7

Ecco un libro su un’amicizia autentica, quella che tutti sognano di vivere e di portare avanti per sempre. E’ un sentimento senza tempo che parla ai cuori ieri come oggi.

Fred Uhlman, L’amico ritrovato

Una interminabile amicizia. “Ho esitato un po’ prima di scrivere che avrei dato volentieri la vita per un amico, ma anche ora a trent’anni di distanza, sono convinto che non si trattasse di un’esagerazione e che non solo sarei stato pronto a morire per un amico, ma l’avrei fatto quasi con gioia.”Questo libro è molto interessante per il modo dolce, ma allo stesso tempo preciso e realistico che l’autore ha di raccontare la nascita e la fine di un’amicizia, nata poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. È ambientato nella Germania del 1933, e due ragazzi, Hans e Konradin, frequentano la stessa scuola. Hans è il figlio di un medico ebreo; è un ragazzo molto silenzioso, mentre Konradin appartiene ad una famiglia aristocratica, gli Hohenfels, che hanno rapporti con la cerchia di Hitler. Entrambi i protagonisti hanno genitori orgogliosi di aver servito la propria patria e di essere cittadini della Germania. Purtroppo appartengono a due religioni diverse, una delle quali sta per diventare il capro espiatorio di una intera nazione. L’amicizia che nasce tra due adolescenti non ancora segnati dagli eventi storici e politici, è simbolo del sentimento che si può costruire non solo nell’età giovanile, ma anche in quella adulta. E ci insegna che quel sentimento, quando è vero e autentico, supera ogni barriera di tempo, di spazio o di pregiudizio.

S.D.G.

Recensione n. 8

Un classico, una storia d’amore eterna. Jane Austen riempie il cuore di emozione e di vita. Una lettura certamente da non perdere.

Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio

LA FORZA PROROMPENTE DI UN SENTIMENTO NASCOSTO “Orgoglio e pregiudizio” è un romanzo eterno, che vede i giovani Elisabeth Bennet e Mr Darcy protagonisti di una storia d’amore complicata. Il libro contiene elementi di finzione (gli accaduti narrati sono frutto dell’immaginazione dell’autrice), ma è anche la satira della società dell’Ottocento, epoca in cui è ambientata la storia. La vicenda tratta di cinque sorelle, ognuna con un carattere completamente diverso. Elisabeth, la protagonista, vivrà una storia d’amore unica e difficile con Mr Darcy, capace di andare oltre la classe sociale da cui i due provengono e di superare ogni ostacolo. Nel romanzo il sentimento tra i due è accompagnato dalle vicende che vivono i Bennet, dalla loro quotidianità caratterizzata dagli eventi più impensabili. La giovane Elisabeth sembra essere l’unica intelligente e ben istruita della famiglia oltre al padre e alla sorella maggiore, e questo le recherà non poche disavventure all’interno del racconto; le tre sorelle minori hanno un carattere più frivolo e meno pacato delle maggiori, considerato spesso volgare e fuori luogo dalla società del tempo, mentre la mamma non è per niente perspicace ed è ossessionata dall’idea di trovare un marito per ognuna delle sue figlie. Mr Darcy , invece, è un gentiluomo ricco e affascinante, che appare però agli occhi di tutti superbo e pieno di orgoglio, ma che in seguito si rivelerà affabile, protettivo e dolce d’animo. La lettura di questo libro è molto interessante, ogni pagina fa venire voglia di passare alla successiva, ancora e ancora. E’ un romanzo che sa tenere sulle spine e in un certo senso crudele nei confronti del lettore che solo a pochi passi dalla fine risolve ogni suo dubbio sull’esito incerto della vicenda. Il testo spinge a riflettere sui propri errori: ogni uomo infatti è tentato di cedere all’ “orgoglio” e al “pregiudizio”, precludendosi la possibilità di raggiungere la vera felicità. Nel complesso questo è un libro che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita per capire come può nascere l’amore, in modo lento ma costante, e diventare una realtà.

G.F.

Recensione n. 9

Piccole Donne è un libro che parla di una femminilità che deve essere lasciata libera di esprimersi in ogni ambito. Particolarmente oggi il messaggio di questo romanzo suona ancora più attuale. 25 novembre 2020: Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

Louisa May Alcott, Piccole Donne.

La bellezza e la libertà di essere donne. Leggere ha senso solo se si permette alla lettura di entrare davvero nel proprio intimo. Solo se ciò che leggiamo è in grado di rispondere agli interrogativi del nostro cuore. Solo se permettiamo alla parola scritta di mettere in discussione il nostro punto di vista. Questo ho sperimentato leggendo “Piccole donne” ed è per questo che consiglierei questo libro non soltanto alle mie coetanee ma anche a tutti i ragazzi e a tutti gli uomini che credono in un mondo in cui siamo uguali, nel rispetto delle nostre bellissime differenze. Devo innanzitutto confessare che mi ha attratto la vita dell’autrice, Louisa May Alcott che è stata costretta per un periodo della sua carriera letteraria a pubblicare sotto lo pseudonimo di A.M. Barnard, perché, come tante donne della sua epoca, non godeva della stessa libertà di espressione degli uomini. Devo inoltre ammettere che mi sono avvicinata al libro perché stimolata dalla visione del film uscito lo scorso anno (2019) per la regia di Greta Gerwig. È la storia di una sorellanza molto intensa e partecipata tra quattro ragazze americane, Meg, Jo, Beth ed Amy durante il periodo della guerra di Secessione alla quale viene destinato il padre delle “Little women”. L’allontanamento del papà e la convivenza con la madre rimasta sola scatena un processo di maturazione che porta le quattro sorelle a diventare donne forti e capaci di fronteggiare le disavventure dell’esistenza. Il tempo della narrazione si sviluppa nel corso di 12 mesi circa e inizia nei giorni precedenti il Natale, durante i quali le sorelle tentano di organizzare una festa come si deve, perché, nonostante le ristrettezze economiche, come recita Jo all’inizio del romanzo:” Un Natale senza doni, non è un Natale”. Le sorelle March sono molte diverse l’una dall’altra ed incarnano ognuna una sfumatura della femminilità, tre di loro sembrano rappresentare un’arte: Jo la scrittura, Beth la musica, Amy la pittura, Meg – come tipico di ogni primogenita – è pervasa da un grande senso del dovere ed ha un carattere conciliante. Tutti i personaggi che incontrano sulla loro strada rimangono affascinati dall’estro delle giovani e le sostengono; come ad esempio il signor Laurence che concede a Beth di poter suonare il pianoforte, o come Laurie che desidera la compagnia di Jo nella propria vita. Tutto contribuisce a fare del lettore un loro fan e questi non può non ammirarle. Grazie ai loro giovanili dialoghi si riesce ad entrare nell’animo delle ragazze e a gustare tutti gli aspetti della loro età, che è anche la mia. Piccole donne è un libro di grande impatto emotivo, formativo ed emozionale. Un romanzo imperdibile, che ogni giovane ragazza e ogni giovane ragazzo dovrebbe leggere perché mostra la femminilità nelle sue molteplici sfaccettature tutte da scoprire, rispettare e amare. Il “must” della società in cui vivono le giovani è: ”Gli uomini devono lavorare e le donne si sposano per denaro. È un mondo orribilmente ingiusto”. tuttavia renderlo giusto è semplice. Basterebbe lasciare agli uomini il diritto di riconciliarsi anche con la loro interiorità e abbracciare il loro lato femminile e lasciare che le donne rivestano qualsiasi funzione a cui sentono di essere chiamate: sociale, politica, artistica, scientifica, civile e familiare.

E.F.

Recensione n. 10

Una donna con il coraggio e la forza per cambiare il mondo. Malala è l’esempio della lotta per l’indipendenza delle donne che devono volare “libere come un uccello” ovunque.

Malala Yousafzai, Io sono Malala

Una giovane eroina “In Pakistan, se una donna dice di volere la propria indipendenza la gente pensa che non voglia più obbedire al padre, ai fratelli o al marito. Ma non è questo il significato della parola. “Indipendenza” significa che vogliamo prendere da sole le decisioni che ci riguardano, che vogliamo essere libere di andare a scuola o al lavoro. Da nessuna parte nel Corano c’è scritto che le donne debbano dipendere da un uomo. Nessuna voce è scesa dal cielo per dirci che ogni donna dovrebbe dare retta a un uomo”. La battaglia per la libertà e l’indipendenza delle donne portata avanti da Malala le è quasi costata la vita e l’ha costretta ad abbandonare il suo paese da lei tanto amato, il Pakistan, per andare a vivere in Inghilterra con la sua famiglia. Malala, cresciuta in una comunità pashtun che le impartisce un’educazione musulmana senza pregiudizi e aperta, incoraggiata dal padre ad essere “libera come un uccello”, vede la sua vita cambiare all’arrivo dei talebani che trasformano la meravigliosa Valle dello Swat, da lei ritenuto il giardino dell’Eden, in una specie di inferno, dove le donne vengono private di ogni tipo di libertà e diritto. Malala, che continua a voler cercare di “rendere perfetto questo mondo”, diventa pericolosa per i talebani che decidono di ucciderla, fortunatamente senza riuscirci. La ragazza coraggiosa inizia una nuova vita in un nuovo paese, ma portando sempre avanti i suoi valori e i suoi ideali; con forza continua a lottare per ciò in cui crede: il rispetto dei diritti umani, il diritto delle donne ad avere un’istruzione e il diritto alla parità dei sessi. “Sedermi a scuola a leggere libri è un mio diritto. Vedere un essere umano sorridere di felicità è il mio desiderio. Io sono Malala. Il mio mondo è cambiato, ma io no.” L’eroina di nome Malala prende per mano nella lettura sia chi è attento ai diritti delle minoranze, sia chi non ama le discriminazioni; forse anche chi rimane indifferente di fronte al diverso può trovare nelle lucide argomentazioni di questo libro lo spunto per cambiare atteggiamento.

R.F.

Recensione n. 11

Una nuova, grande storia d’amore, che diventa un viaggio all’interno dell’essere umano e dei suoi bisogni. Una pietra miliare della letteratura di tutti i tempi e di tutti i paesi.

Fëdor Dostoevskij, Le notti bianche

“Dio mio! Un intero istante di beatitudine!”: quando un giorno vale più di una vita interaIl romanzo “Le notti bianche” di Fëdor Dostoevskij è la meravigliosa storia di un amore breve ma sensazionale tra un giovane uomo e un’adolescente. I due innamorati si conoscono in una splendente notte tra le strade di San Pietroburgo e proseguono ad incontrarsi nelle tre serate successive, durante le quali si scambiano opinioni, raccontano le reciproche vite e maturano il loro piccolo e innocente amore.Il protagonista del romanzo, di cui l’autore non cita mai il nome, è un uomo solitario, lontano dal mondo reale. È un sognatore. Da moltissimi anni, trascorre le giornate immaginando universi alternativi, creando storie ricche di avvenimenti e personaggi, delle quali nessuno fino ad ora è mai venuto a conoscenza. Nel tragitto verso il lavoro si perde per le suggestive vie di San Pietroburgo, osservando i palazzi e le case, analizzando ogni singolo passante che scorge lungo il suo cammino. Si coglie pagina dopo pagina come quella passeggiata e quegli edifici rappresentino l’unico suo legame con la realtà, il solo suo interesse per la società. Una sera, poi, attorno alle dieci, tutta la sua esistenza viene stravolta, il suo equilibrio si spezza; nulla sarà più come prima, sia per il protagonista che per lo stesso lettore, che si troverà immerso con anima e corpo nella meravigliosa e innocente storia d’amore tra quell’uomo e una ragazza. Nasten’ka è la giovane con cui il protagonista metterà alla prova le sue insicurezze. È solare, delicata, aperta al dialogo e allo scambio di opinioni su qualsiasi argomento; allo stesso tempo risulta timida e incerta come il suo interlocutore. All’inizio il protagonista, seppur attratto dal pianto della giovane, è titubante, capisce di non essere in grado di relazionarsi con un’anima sconosciuta, di avere un muro di dubbi e preoccupazioni che lo porta lontano da lei, ma piano piano diventa più forte dei suoi stessi limiti. Con calma riescono a raccontarsi l’un l’altra e soprattutto – per la prima volta – egli riesce ad aprirsi con una creatura diversa da lui. Nasten’ka non solo rappresenta l’amore più puro e semplice che si possa provare, ma anche l’unico contatto che l’uomo abbia mai avuto con il mondo esterno e coloro che lo abitano. Un sentimento, tuttavia, sottoposto alla variabilità della vita, che alterna inesorabilmente momenti di felicità inesauribile al dolore più profondo. Bastano quei piccoli spiragli di gioia a illuminare un’intera vita? E’ questa la domanda alla quale si è chiamati a rispondere alla fine della vicenda.Nonostante, il romanzo sia concentrato sulle sensazioni del protagonista e sui dialoghi con Nasten’ka, sullo sfondo compare sempre la meravigliosa San Pietroburgo. Quando cammina verso il luogo di lavoro si nota non solo la bellezza della città, ma l’amore provato nei suoi confronti: un’adorazione e un legame talmente profondi che faranno innamorare perdutamente il lettore di uno dei più importanti centri della Russia.

M. G.

La proposta di oggi ci proietta attraverso le vicende narrate in una dimensione fantascientifica/fantasy. Agli amanti del genere questo libro non deve sfuggire. Ma anche chi non ha una vera e propria passione per le descrizioni fantastiche, potrà trovare in questa distopia nuove prospettive per capire il mondo in cui viviamo.

Recensione n. 12

Jobie Hughes e James Fray, Sono il numero quattro.

Tra fantasia e realtà: l’incantesimo dei numeri. “Sono il numero quattro” – “I’m the number four”- è un libro di Jobie Hughes e James Fray, due scrittori statunitensi. È stato pubblicato nel 2012 ed appartiene al genere Fantasy. Attraverso un linguaggio semplice, informale, il romanzo racconta le vicende che hanno come protagonista John Smith – Quattro – un giovane ragazzo determinato e gentile. La storia è ambientata a Paradise, in Ohio, nella contemporaneità.Nove ragazzi dodici anni fa sono giunti sulla Terra fuggendo dal loro pianeta, il pianeta Lorien. I motivi della fuga sono legati alla guerra tra i Mogadorian e i Lorien, e alla distruzione di questi ultimi. I ragazzi sono sparsi per la Terra, ma sono uniti tra loro grazie ad un incantesimo simboleggiato da una cicatrice sulla caviglia sinistra: possono essere uccisi solo a patto di seguire, in sequenza, dei numeri a loro assegnati. I primi tre sono stati assassinati. Il prossimo a dover morire è il protagonista. Per sfuggire al suo destino, quindi, si sposta di città in città con Henri, il suo custode. Nel frattempo, a Paradise, la città in cui acquisisce tutti i poteri che gli serviranno per sconfiggere i nemici e liberare Lorien, si innamora di Sarah. Riuscirà Quattro a sopravvivere? E che ne sarà della sua relazione con Sarah? Il finale, ricco di colpi di scena, ci darà la risposta a tutte, o quasi, le nostre domande. Il lettore entra in una storia completamente fantastica, dove sono presenti pianeti e creature diverse a contatto con la Terra. L’autore, vuole dimostrare che con coraggio, forza e determinazione si possono raggiungere i propri obiettivi. Nonostante i miei pregiudizi sul genere a cui appartiene, è riuscito ad interessarmi fin da subito. I colpi di scena e i personaggi tengono con il fiato sospeso alimentando il desiderio di continuare a leggerlo. Piacevole e leggero, il romanzo consente di evadere dalla quotidianità accedendo ad un mondo tra il fantastico e il fantascientifico, un mondo contaminato da creature diverse eppure così simili a noi.

A.G.

RIORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO DI PRESTITO

Nonostante le restrizioni la Biblioteca del Liceo Ariosto si sta impegnando a non recidere il filo che lega i libri ai loro lettori. Pertanto da oggi 16 Novembre 2020 la Biblioteca è aperta anche agli utenti esterni secondo le seguenti modalità:

PRENOTAZIONE

Gli utenti prenotano i volumi:1. attraverso il sito web all’indirizzo https://bibliofe.unife.it/SebinaOpac/.do) o2. telefonicamente o3. via mail all’indirizzo: biblioteca@liceoariosto.it

RITIRO

Gli utenti concordano l’orario del ritiro tramite il canale della telefonata o della mail e prelevano i volumi prenotati in modo rapido e sicuro, all’ingresso della Biblioteca, in via Arianuova, n. 17; il personale si recherà all’esterno della scuola per consegnare i documenti.

RESTITUZIONE

Le restituzioni avverranno depositando i documenti nel carrello collocato nella bussola all’ingresso di Via Arianuova, n. 17 ORARIDal lunedì al sabato, dalle ore 9,30 alle ore 12,30.

RECAPITI

Telefono: 0532.205415/207348 (centralino); chiedere della Biblioteca

Email: biblioteca@liceoariosto.it

Elogio della gentilezza

Un banchetto virtuale dedicato alla Giornata mondiale della gentilezza  (13 novembre 2020) che raccoglie una selezione di titoli di narrativa e saggistica sulla gentilezza e temi affini. Alcuni libri sono reperibili presso la nostra Biblioteca. I titoli contrassegnati da asterisco (*) possono essere richiesti tramite il Servizio di Interlibro. Alcune opere sono disponibili anche in formato ebook.

Buone letture!


L’immagine in evidenza è tratta dal seguente blog:

https://burabacio.wordpress.com/2018/11/13/semi-di-gentilezza/

12 ottobre 1492 / La scoperta dell’America e il rovescio della conquista

Un banchetto virtuale dedicato alla Scoperta dell’America e alle sue contraddizioni che raccoglie una selezione di titoli di letteratura e saggistica per lo più reperibili in versione cartacea presso la nostra Biblioteca. I titoli contrassegnati da asterisco (*) possono essere richiesti tramite il Servizio di Interlibro. Alcune opere inoltre sono al momento disponibili soltanto in formato ebook.

Buone letture!


WORLD DREAM DAY / I sogni tra narrativa, storia e scienza

25 settembre 2020

Un banchetto virtuale dedicato alla Giornata mondiale del sogno (25 settembre) che raccoglie una selezione di titoli meno noti di narrativa e saggistica tutti reperibili in versione cartacea presso la nostra Biblioteca eccetto il volume di R. CAILLOIS, L’incertezza dei sogni, che possiamo richiedere tramite il Servizio di Interlibro.

Buone letture!

25 settembre 2005 / UNA STELLA DEL FIRMAMENTO SI E’ SPENTA Aldro a quindici anni dalla morte

Sono passati ormai quindici anni dalla morte di Federico Aldrovandi (25 settembre 2005).

Anche la nostra Biblioteca partecipa insieme ad altri Istituti, Associazioni e Biblioteche alla giornata in ricordo di Federico con l’allestimento di un banchetto virtuale che raccoglie una selezione di titoli disponibili nel Polo Bibliotecario Ferrarese e reperibili tramite il Servizio di Interlibro.

I titoli con asterisco (*) sono disponibili anche in formato digitale e scaricabili gratuitamente dalla piattaforma MLOL (per il download basterà cliccare sull’immagine del libro).

Michela Marzano e Nadia Terranova: un dialogo tra libri e autrici

I libri parlano – non solo con il lettore, ma anche fra loro. Come Addio Fantasmi di Nadia Terranova e Idda di Michela Marzano, due romanzi usciti a pochi mesi di distanza che, inaspettatamente, hanno più punti in comune di quanti si potessero immaginare. È dunque per rendere esplicito questo dialogo che il 21 febbraio scorso le due autrici hanno incontrato i ragazzi del progetto Galeotto fu il libro… del Liceo Ariosto al Teatro Boldini di Ferrara. Il rapporto con il dolore, con il passato e con l’amore sono stati i temi centrali della conversazione, che ha visto le autrici condividere opinioni e punti di vista talvolta contrastanti con quelli di Ida e Alessandra, le due protagoniste.

Il passato complesso che le due donne cercano di seppellire in realtà non passa mai. Anzi, è necessario fare i conti con il proprio dolore e nominarlo perché questo cessi di agirle e dia loro la possibilità di instaurare una conversazione distesa con i ricordi. Questa è la consapevolezza che le due protagoniste raggiungono alla fine del loro viaggio nel passato, iniziato proprio per porre rimedio a un presente che rifiuta il lutto e il vissuto ma che impedisce alla nuova vita di iniziare davvero.

Il rapporto conflittuale con le figure genitoriali si sviluppa nei due romanzi in maniera differente e influenza il legame delle due donne con la sofferenza. Sia Ida che Alessandra allontanandosi dal passato si separano anche dalla famiglia, che ritengono in qualche modo colpevole – o del lutto o di averlo elaborato troppo in fretta. In realtà il dolore non è unico, divide le persone e si prende lo spazio e il tempo che vuole, e non nominarlo non lo annulla – anzi, lo amplifica.

In questo quadro di conflitti e divergenze, il solo a salvare è l’amore. L’amore in tutte le sue accezioni, che per quanto complesso e atipico è l’unica soluzione al dolore e alla perdita. È infatti l’amore che sopravvive al lutto, che riconcilia, che resiste anche quando tutto il resto sembra perso. È ciò che ci permette di riconoscere e accettare l’altro per ciò che è, di riconoscerci e accettarci per ciò che siamo stati, per ciò che siamo e per ciò che saremo. L’amore è tutto ciò che resta anche quando un’intera identità è distrutta ed è ciò che serve a ritrovare una nuova individualità.

È questo il fil rouge dei due romanzi, che scavano nell’interiorità di ognuno di noi, per portare alla luce nuove consapevolezze e emozioni.

Martina Piscitelli, Liceo Ariosto

Il Liceo Ariosto incontra Nadia Terranova e Michela Marzano

Nella giornata di venerdì 21 febbraio 2020, dalle ore 11:15 alle 13:10, il cinema Boldini accoglierà Michela Marzano e Nadia Terranova, autrici rispettivamente dei bestseller Idda e Addio Fantasmi. L’incontro, volto a far dialogare tra loro due opere dalle tematiche affini, come il ritorno alle proprie radici e i problematici rapporti familiari, sarà guidato dagli studenti partecipanti al progetto Galeotto fu il libro del liceo “L.Ariosto” di Ferrara

L’evento è aperto al pubblico.